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Una, in particolare, attirava la mia attenzione: era lunga e affusolata, sottilissime scanalature misuravano circonferenze sempre più piccole fino alla punta, quasi più immaginata che vista.
Gira e rigira, la conchiglia si era formata sempre più sottile come fosse uscita da un tornio.

Il mio sguardo seguiva la tornitura come una strada da percorrere e rimasi a lungo affascinato, immobile davanti a quella creatura arrivata per me, da chissà dove.

Il pescatore, incuriosito dalla mia attenzione, intuendo negli occhi di me bambino la scoperta di Paradisi, improvvisamente ritrovati e riconosciuti, volle regalarmela.

 

 

 

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Ricordo con precisione quel mercatino improvvisato in un porticciolo sconosciuto: tutto era sole, mare, luce, odore acre di salsedine e di sudore, sciabordio di onde e grida di gabbiani.


Bimbo in cerca di giochi, mi aggiravo curioso tra le cassette vuote utilizzate dai pescatori come bancarelle minime. Nulla sapevo di nulla, solo avvertivo sulla pelle, quasi fosse parte dell'aria stessa, la dignità di quegli uomini che vendevano conchiglie come fossero gioielli. Ma lo erano veramente! E non solo ai miei occhi infantili perché ogni conchiglia era un mistero di precisione e di funzionalità. La natura compie opere che spesso l'uomo tenta di imitare nella loro perfezione.

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La sentii subito "mia", come raccogliesse in se stessa il significato di una vita intera: la fatica di crescere, la precisione del tempo che passa, lo slancio verso l'ideale, la puntualità della conoscenza, della competenza, il valore della laboriosità.

In effetti quella conchiglia è diventata il simbolo del mio lavoro di adulto: utilizzare materiali naturali con abilità, per trarne oggetti quotidiani di tramite tra il reale e l'immaginato; interpretare la tradizione in modo nuovo e versatile; ricercare particolari precisi ed ambiziosi con stile elegante e cura minuziosa.

In quel momento, ormai lontano, mi ero accorto che la spensieratezza stava lasciando il posto alla determinazione dell'uomo che vuole realizzare un sogno.

- Sandro Paradisi -

  • 1957
    Nasce la F.J.B. Fabbrica Jesina Bulloneria di Longhi Alberto e Paradisi Antonio che produce componentistica tornita per macchine agricole
  • 1971
    La FJB si fonde con la IMA di Mancini Sauro ed insieme danno vita alla M.G. Meccanica Generale SpA
  • 1982
    Dalla M.G. nascono due nuove aziende artigiane: Paradisi ‘Torneria Automatica’ di Antonio Paradisi e ‘Lavorazione Metalli’ di Giuseppa Palmieri (moglie di Antonio)
  • 1985
    Viene costituita la Paradisi srl con soci Sandro e Tiziana, i figli di Antonio e Giuseppa, che fondono le due aziende artigiane
  • 1989
    Muore Antonio il fondatore dell'azienda
  • 1991
    L’azienda si trasferisce nell'attuale sede di via G. di Vittorio a Jesi con circa 1.500 mq e inizia a produrre per l’industria dell’elettrodomestico
  • 1997/2000
    Certificazione ISO 9001 per la qualità di processo Certificazione ISO 14001 per la qualità ambientale
  • 2002
    L’area produttiva si amplia a 5.000 mq
  • 2009
    La crisi internazionale provoca un calo di fatturato del 35%. Paradisi rilancia con importanti investimenti per diversificare la produzione
  • 2010
    Certificazione del processo produttivo secondo lo schema automotive ISO TS 16949
  • 2011
    Registrazione del sito secondo la direttiva EMAS. La perdita di fatturato del 2009 è stata ampiamente recuperata
  • 2014
    Si conclude l'aggiornamento del parco tecnologico con la sostituzione di oltre 30 macchine in soli 4 anni. Progetti di miglioramento secondo i principi del ‘lean thinking’

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