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25/05/2018
GIUSEPPE PENDE UN VISIONARIO CREATORE DI MONDI

La ricerca estrema della precisione, un racconto per immagini in continuo equilibrio tra microcosmi fantastici e scenari iperrealistici

 

Carissimi lettori di questo blog precisissimo, dopo un’assenza colpevolmente protratta dall’ultima tappa del nostro viaggio, in cui ci eravamo immersi nel mondo affascinante delle antiche tecniche tipografiche a caratteri mobili, riprendiamo il cammino tornando ancora una volta a occuparci di arte. Seguendo il leitmotiv che ormai da qualche anno guida i nostri scritti in questo spazio virtuale (virtuoso?), indirizzato alla precisione e all’equilibrio dinamico, possiamo annoverare varie incursioni nel mondo variopinto e creativo degli artisti. È il caso dell’articolo dedicato ai maestri restauratori Bachiocca di Urbino, o del writer e street artist Federico Zenobi. È nostro desiderio, in questo caso, che il presente articolo del blog possa fungere damodesto tributo a Giuseppe Pende, un pittore davvero straordinario. Sebbene dal carattere schivo e in vita ben poco interessato alla fama, la sua opera merita nondimeno di essere divulgata e ricordata. Pende nacque a Casamassima in provincia di Bari nel 1914 e cominciò a dipingere giovanissimo, fin dall’età di 8 anni, seguendo le orme del padre magistrato e artista per diletto. Dopo gli studi classici a Roma e una parentesi sportiva di un certo rilievo nell’atletica leggera, che lo porterà nel 1935 al titolo di campione italiano di salto triplo (non potendo prendere parte ai Giochi olimpici di Berlino 1936 poiché sprovvisto di passaporto), si iscrive alla Facoltà di Architettura. Nel 1936 si trasferisce all’Accademia di Belle Arti, dove conosce una giovane modella romana, Ida Bacchini, che in seguito diventerà sua moglie. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale viene inviato in Albania, dove si distingue come cartografo. Nel 1942, ancora militare, è assegnato al campo profughi di Fermo, che sceglierà come sua città adottiva. È in questo il periodo che decide di trasferirsi con tutta la famiglia lungo il fiume Tenna, in una sorta di baracca, per poter studiare i colori e la luce del fiume. Ispirato dalla bellezza di quei luoghi, vive un periodo artisticamente assai prolifico e la sua produzione pittorica gli farà guadagnare una certa notorietà per la sua tecnica straordinaria e fuori dal comune.

 

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Il 1959 è l’anno in cui l’architetto Umberto Preziotti fonda la Scuola d’Arte di Fermo, scegliendo Pende come insegnante di disegno dal vero, attività che seguirà con passione fino all’età della pensione. I suoi allievi raccontano che era uso, prima delle lezioni, disegnare alla lavagna figure di un realismo straordinario, utilizzando semplici gessetti.

 

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Aveva una straordinaria cultura del colore, tanto che come esercitazione accademica proponeva agli studenti di ritrarre un cubo bianco facendo uso di tutta la gamma dei pastelli. Spesso sottraeva “materia” (anche con strumenti inusuali come dei semplici stecchini) per dar forma alle sue creazioni, in cui i particolari, quasi impercettibili a prima vista, erano a loro volta opere d’arte dentro all’opera d’arte. Tanto che, con l’ausilio di una lente d’ingrandimento, è possibile scoprire nei suoi quadriuna serie indefinita di situazioni descritte minuziosamente in dimensioni davvero improbabili. Mondi piccolissimi, microcosmi fantastici pur se di un realismo sorprendente, popolati da minuscoli soggetti umani e animali.

In una delle sue ultime opere è contenuto un suo minuscolo autoritratto che lo descrive in un colloquio amichevole con la “morte”.

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Pende aveva con i suoi quadri un rapporto incredibilmente stretto, tanto da non volersene “distaccare” neanche in occasione delle rarissime mostre che ha allestito. Pare che abbia addirittura dormito all’interno dei locali per tutta la durata di una personale, organizzata a Fermo nel 1984, ammalandosi per la preoccupazione che i dipinti potessero essere danneggiati (dopo che negli anni cinquanta un suo dipinto venne imbrattato con del catrame e rovinato irrimediabilmente).

Nonostante la sua personalità poco incline alla ribalta, fu amico di molti personaggi pubblici amanti dell'arte, come Pietro MenneaPaolo VolponiLuciano Barca e Paolo Minetti, che molto apprezzavano la sua tecnica così originale. 

Attualmente a Fermo esiste un’esposizione permanente dedicata all'artista e molti suoi dipinti e sculture sono ancora presenti in chiese, collezioni private, pinacoteche e gallerie d'arte.

 

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