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03/10/2016
PRECISIONE ED EQUILIBRIO NELLA GESTIONE DELLE EMERGENZE

Intervista a Patrizia Angeli presidente nazionale dell’IPE, impegnata sul campo nelle zone colpite dalla calamità

Una lunga pausa estiva ci divide dalle ultime battute del nostro blog dedicato alla precisione. Abbiamo sin qui scritto di arte, di bellezza, di letteratura, di musica, di fotografia, financo di filosofi funamboli e ci sarebbe piaciuto riprendere questo itinerario ideale con un tema più lieve, più consono alle giornate assolate di cui è ancora prodigo questo settembre. Purtroppo quella che per definizione dovrebbe essere la bella stagione, quest’anno è stata funestata da un grave sisma che ha colpito il centro Italia. È trascorso un mese esatto dalle scosse di quel maledetto 24 agosto che hanno distrutto Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, cancellando in un enorme boato vite umane, case e storie. Una devastazione cui fa da contrappeso, per quanto possibile, solo quella grande mobilitazione di volontari e di solidarietà di cui l’Italia è capace nei momenti difficili. Quella che raccontiamo oggi è l’esperienza virtuosa, una tra le tante, di persone che si sono messe a disposizione delle popolazioni colpite. Per questo abbiamo voluto intervistare Patrizia Angeli, la presidente dell’Associazione Nazionale degli Ingegneri per la Prevenzione e le Emergenze, una professionista tenace e combattiva che coordina un gruppo di volontari composto da tecnici qualificati, attivi già a poche ore di distanza dall’evento calamitoso. Un’attività quella degli ingegneri che è già profondamente connaturata con il concetto di precisione, ma che in casi estremi come questo ha dato prova di applicare sul campo quell’equilibrio dinamico di cui più volte abbiamo scritto in contesti diversi.  

 

Presidente Angeli, può spiegarci cos’è IPE e perché nasce? 

IPE, l’Associazione Nazionale Ingegneri per la Prevenzione e l'Emergenza è un’emanazione del Consiglio Nazionale Ingegneri per la gestione tecnica dell’emergenza e opera su base volontaria a fini di solidarietà civile, sociale e culturale per fornire interventi e consulenze qualificate nell’ambito delle competenze tecniche dell’Ingegneria a servizio e tutela della collettività e dell’ambiente. Potremmo definire l’IPE come il “braccio operativo” del CNI che interviene, sia a livello operativo che formativo, nei campi della protezione civile, rischio sismico, rischio ambientale e messa in sicurezza del territorio. Già dal 2012, quando rivestivo l’incarico di Vice Presidente della Federazione regionale degli Ordini degli Ingegneri delle Marche, avviammo nella regione, assieme al Consiglio della Federazione Ordini Ingegneri Marche (che riunisce i cinque ordini provinciali) presieduto dall'Ing. Pasquale Ubaldi, i primi corsi pilota di formazione per Tecnici specializzati in Gestione Tecnica dell'Emergenza, Rilievo del Danno e Valutazione dell'Agibilità. Proprio nello stesso, anno a seguito del sisma emiliano, abbiamo coordinato per il CNI l’attività di oltre 600 Ingegneri che, integrati nelle strutture del Dipartimento della Protezione Civile e a supporto di quelle, hanno svolto sopralluoghi tecnici e verifiche di agibilità dei fabbricati. Successivamente, oltre al percorso base per redigere le schede che riguardano l’agibilità degli immobili residenziali, è stato attivato dal DPC nazionale anche un percorso di specializzazione GL_AEDES che riguarda gli edifici di grande luce, come capannoni industriali, edilizia a uso sportivo, centri commerciali, mercati coperti, parcheggi, con una dimensione minima di una delle campate di circa 10 metri. In tutta Italia sono circa 1600 i professionisti formati per la verifica di agibilità degli edifici interessati da evento sismico. Attualmente il numero di ingegneri operanti sul campo nelle zone terremotate è la componente percentualmente più numerosa rispetto a tutte le altre categorie professionali tecniche.

 

Come operano gli ingegneri di IPE nelle zone colpite dal terremoto?

Subito dopo il sisma del 24 agosto che ha colpito l’Italia Centrale, secondo la procedura già sperimentata nel sisma del 2012 in Emilia Romagna, attraverso gli Ordini Ingegneri provinciali e le Federazioni regionali attive in Italia, sono state raccolte moltissime disponibilità di tecnici volontari, formati con corsi secondo specifici protocolli. Abbiamo composto numerose squadre operative che sono state assegnate nella disponibilità dei Centri di Coordinamento superiore per essere inviate nei C.O.C. Centri Operativi Comunali dei Comuni colpiti dal sisma. Presso l'Ordine degli Ingegneri di Rieti è stato istituito l’Ufficio di Coordinamento CNI-IPE. Su disposizione della DICOMAC (Direzione Comando e Controllo del DPC nazionale), ogni giorno, con turni che durano una settimana, sono compiuti i sopralluoghi dei tecnici del CNI. Una volta sul campo gli ingegneri agibilitatori acquisiscono presso i Centri di Coordinamento le richieste di sopralluogo, e con la documentazione disponibile presso i comuni procedono alle verifiche di agibilità. Grazie alla scheda AEDES, gli edifici vengono classificati secondo gli esiti della valutazione e questo consente a proprietari e Comuni di conoscere lo stato effettivo degli immobili. La scheda AEDES è l’unico riferimento ufficiale da cui partire per disporre gli interventi edilizi e strutturali necessari.

 

Un’attività di grande responsabilità, da cui dipende il rientro dei cittadini nelle proprie case?

Si tratta di operazioni necessarie per la sicurezza delle popolazioni e per ristabilire il più velocemente possibile le condizioni di normalità. In scenari così difficili è necessario intervenire con urgenza ma mai con fretta, perché la responsabilità dei tecnici è enorme. Non si tratta solo di analizzare tecnicamente e con grande precisione le condizioni di rischio di un edificio, ma occorre fornire strumenti attendibili per la definizione di una mappa del dissesto, per la pianificazione delle risorse da investire nella ricostruzione o nella riparazione dei fabbricati. 

 

Immaginiamo non sia così semplice rapportarsi con persone che sono state così fortemente colpite nei propri affetti e che spesso hanno perso tutto ciò che possedevano?

Soprattutto nella fase iniziale la componente umana è molto importante, perché si tratta di interagire con la popolazione che, oltre all’enorme carico di sofferenza dovuta alla perdita di persone care, si sente violata nel bene materiale più importante, la casa. In questo blog si parla spesso di equilibrio dinamico. Nel nostro caso questo equilibrio si esprime nell’esercizio del silenzio e dell’ascolto attivo nei confronti dei racconti della popolazione locale. Le persone colpite da questo evento terribile hanno bisogno spesso di parlare, di ricordare. Oltre che un segno di rispetto verso il loro dolore, spesso in queste parole troviamo elementi utili per conoscere la storia degli edifici, gli interventi che sono stati eseguiti negli anni magari da personale non qualificato e in assenza di un progetto. Tutte informazioni che ci servono a integrare i dati che emergono dai rilievi e dalla documentazione in nostro possesso.

 

In occasione di calamità naturali come quella che ha colpito l'Italia centrale, si torna sempre  a parlare di prevenzione, salvo poi dimenticarsene quando si abbassano le luci dei riflettori e cala l’attenzione mediatica. Quali sono le posizioni di IPE a tal proposito?

Come ho già detto IPE interviene sia in fase di prevenzione che nelle emergenze, dal rischio sismico a quello ambientale, al dissesto idrogeologico non trascurando il rischio chimico e tutte le altre criticità così come codificate dalla Protezione Civile

Il tema della prevenzione è quello su cui IPE concentra il massimo sforzo, anche sul fronte dei finanziamenti europei; occorre fare rete anche in questo settore. Per il futuro è necessario passare da una politica di emergenza, cui bisogna sempre essere preparati, a una politica di prevenzione non solo sismica. Quindi massima attenzione sulla qualità delle costruzioni ma non solo. IPE intende lavorare soprattutto in “tempo di pace, cioè quando non c'è l'emergenza, a progetti in cui coinvolgere la popolazione per creare una cultura della sicurezza. È indispensabile raggiungere un livello di resilienza della società che permetta di affrontare eventuali emergenze future con preparazione e consapevolezza. A questo proposito il Consiglio nazionale Ingegneri ha predisposto un Piano di Prevenzione per il rischio sismico che raccoglie le numerose proposte avanzate negli anni, documento che è stato presentato dalla Rete Professioni Tecniche al Governo il 6 settembre scorso.

 

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